Cifre per nazionalità e messa in prospettiva storica (il Red Scare, l’internamento dei giapponesi, la «Operation Wetback», il NSEERS)
L’ondata di retate, detenzioni ed espulsioni di stranieri considerati criminali, scatenata dalla seconda amministrazione Trump, non è la prima del genere, ma la quinta dal 1919. Facciamo il punto a partire dalle informazioni disponibili e ripercorriamo i precedenti storici.

Indice
1. Il dispositivo ICE/DHS dal gennaio 2025
1.1 Arresti
1.2 Detenzione
1.3 Espulsioni («removals»)
1.4 Rilasci
1.5 Ripartizione per nazionalità
1.6 Il caso dei palestinesi
2. Quattro precedenti storici
2.1 Il «Terrore Rosso» (Red Scare, 1919-1920)
2.2 L’internamento dei giapponesi-usamericani (1942-1945)
2.3 La «Operation Wetback» e i messicani (1954)
2.4 Arabi e musulmani dopo l’11 settembre (NSEERS, 2002-2003)
3. Sintesi comparativa
1. Il dispositivo ICE/DHS dal gennaio 2025
1.1 Arresti
Il ritmo dei fermi è nettamente accelerato a partire dall’estate 2025, dopo una riunione nel corso della quale Stephen Miller, rimproverando ai direttori degli uffici locali dell’ICE[1] la lentezza degli arresti, avrebbe ordinato loro di uscire ad arrestare degli «illegali». Questa svolta ha prodotto le prime operazioni spettacolari (Los Angeles, poi Chicago, Portland, New Orleans, Charlotte, Minneapolis).
Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, l’ICE arrestava in media 1264 persone al giorno, ossia un aumento di oltre il 300% su base annua, con un picco di oltre 800 arresti quotidiani «at-large» (per strada, al di fuori del contesto carcerario) a dicembre. Dato notevole: due terzi di questi arresti «at-large» riguardavano persone senza precedenti penali, e solo il 17% aveva una condanna penale precedente — smentendo il discorso ufficiale sul mirare ai «peggiori criminali».
Fonti: American Immigration Council (blog, aprile 2026); TRAC Reports.
1.2 Detenzione
La popolazione detenuta è passata da circa 38 000 persone a inizio 2025 a oltre 68 000 a inizio 2026, con un picco di 70 766 persone il 24 gennaio 2026 — un record assoluto da quando esistono questi dati. All’11 luglio 2026 si attestava a 65 765 persone, di cui il 70,6% senza alcuna condanna penale. Un’analisi del Cato Institute stima al 73% la quota di detenuti senza condanna, e a solo il 5% quella dei detenuti condannati per un reato violento.
Fonti: TRAC Reports (Immigration Detention Quick Facts); LegalClarity; Austin Kocher/Substack.
1.3 Espulsioni («removals»)
Le cifre ufficiali e quelle di TRAC divergono sensibilmente a seconda della definizione adottata. Secondo TRAC, l’anno fiscale 2025 (ottobre 2024-settembre 2025) si è chiuso con 319 980 espulsioni totali, contro 248 739 nel 2024, di cui 234 211 attribuibili all’amministrazione Trump dopo il suo insediamento il 20 gennaio 2025. Il DHS, dal canto suo, ha comunicato una cifra superiore: 442 637 persone espulse nello stesso periodo, di cui circa 167 000 (38%) con precedenti penali — la differenza si spiega con l’inclusione o meno delle espulsioni effettuate dal CBP e delle cosiddette partenze «volontarie».
Nei primi sei mesi dell’anno fiscale 2026, il ritmo è ulteriormente accelerato: 234 236 espulsioni tra ottobre 2025 e inizio aprile 2026, contro 134 500 nello stesso periodo del 2025, il che porterebbe l’anno fiscale 2026 su una traiettoria che supera le 460 000 espulsioni annue — lontano tuttavia dall’obiettivo di un milione all’anno fissato dall’amministrazione.
Fonti: TRAC Reports; Migration Policy Institute; Axios; Newsweek (dati DHS, bilancio FY2027).
1.4 Rilasci
Il meccanismo del rilascio su cauzione si è largamente inceppato a partire dall’estate 2025. Una serie di decisioni del BIA[2] ha limitato l’accesso a un’udienza di cauzione:
● Matter of Yajure-Hurtado, 29 I&N Dec. 216 (BIA 2025), decisione emessa il 5 settembre 2025: la Commissione ha stabilito che una persona entrata senza ispezione (cioè senza essere stata controllata a un valico ufficiale) e mai ammessa legalmente deve essere trattata come soggetta alla detenzione obbligatoria prevista per gli arrivati di recente, anche dopo anni di presenza sul territorio — e perde quindi il diritto a un’udienza di cauzione davanti a un giudice dell’immigrazione.
● Matter of Dobrotvorskii, 29 I&N Dec. 211 (BIA 2025): decisione complementare che precisa come l’esistenza di uno «sponsor» (garante civile) debba essere presa in considerazione nella valutazione del rischio di fuga di un detenuto — fattore ormai utilizzato per giustificare il mantenimento in detenzione piuttosto che il rilascio.
L’effetto cumulato di questa giurisprudenza, rafforzato da una direttiva del DHS del luglio 2025, è che residenti di lunga data che hanno attraversato il confine anni prima possono essere trattati come se fossero appena arrivati, e vedersi negare qualsiasi udienza di cauzione. Il numero di tali udienze è di conseguenza crollato. Parallelamente, le «alternative alla detenzione» (braccialetti elettronici, controlli periodici) seguivano 183 181 persone all’11 luglio 2026.
Fonti: bklg.org (Immigration Bonds in the Second Trump Administration); Lehigh Valley Immigration Law; TRAC Reports.
1.5 Ripartizione per nazionalità
L’elenco seguente riunisce gli ordini di grandezza disponibili, per nazionalità; le cifre provengono da fonti eterogenee (ICE, TRAC, Deportation Data Project, studi universitari) e non sono strettamente comparabili tra loro, ma offrono un quadro coerente delle tendenze.
Messico — ≈35-44% degli arresti/detenzioni Prima nazionalità, in lieve calo relativo di fronte alla diversificazione dei flussi
Guatemala — ≈15-19% Seconda nazionalità costante da anni
Honduras — ≈10-14%; detenuti senza precedenti ×8,5 (700 → ≈6000) Forte aumento 2024→2025
Venezuela — Detenuti senza precedenti ×14 (<400 → ≈5600) Maggiore progressione relativa; espulsioni tramite l’Alien Enemies Act del 1798 verso El Salvador
Ecuador — Detenuti senza precedenti ×2,5 (≈1100 → ≈2800)
Cina (RPC) — ≈30% degli arresti di cittadini asiatici Arresti di asiatici ×3 tra 2024 e 2025
India — ≈26% degli arresti di cittadini asiatici
Vietnam — ≈15% degli arresti di cittadini asiatici
Iran — 432 arresti nel 2025; 577 detenuti al 21/12/2025; 45 espulsi il 30/09/2025 Picco durante la guerra di giugno 2025, con 220 arresti a giugno e 80 a luglio
Fonti: Newsweek (mappa degli arresti per nazionalità); TRAC Reports; UCLA Center for Neighborhood Knowledge («Unseen», gennaio 2026); UCLA Asian American Studies Center (luglio 2025); National Iranian American Council; Middle East Eye; Time.
1.6 Il caso dei palestinesi
Non esiste, propriamente parlando, una statistica aggregata di «espulsioni di palestinesi» paragonabile a quelle disponibili per Messico, Venezuela o Iran. Ciò è dovuto a una ragione amministrativa: la Palestina non è registrata come categoria di nazionalità autonoma nei database dell’ICE — le persone interessate vi compaiono sotto altre voci (paese terzo di nascita, documento di viaggio giordano o siriano, o condizione di apolide), il che rende impossibile il loro conteggio come gruppo nazionale a partire dalle serie pubbliche.
Ciò che si può documentare, invece, è una campagna mirata contro l’attivismo filo-palestinese nei campus, distinta nella sua logica (repressione politica rivolta contro opinioni e mobilitazioni, indipendentemente dalla nazionalità) dalla logica di massa per paese d’origine descritta sopra. Il segretario di Stato Marco Rubio ha riferito, a fine marzo 2025, di almeno 300 visti studenteschi revocati in questo contesto; questa cifra si inserisce in un totale più ampio di oltre 6000 visti studenteschi revocati annunciato dal Dipartimento di Stato nell’agosto 2025, sebbene la maggioranza di queste revoche sia dovuta, secondo le precisazioni fornite dall’amministrazione stessa, ad altri motivi (soggiorno irregolare, reati penali) piuttosto che al solo attivismo filo-palestinese.
I casi più documentati riguardano detentori di carta verde piuttosto che espulsioni effettive di massa: Mahmoud Khalil, nato in Siria da una famiglia palestinese e laureato alla Columbia, arrestato l’8 marzo 2025, detenuto 104 giorni in Louisiana prima del suo rilascio, sotto un provvedimento di un giudice dell’immigrazione che ne ordinava l’espulsione verso l’Algeria o la Siria (sentenza sospesa in appello); Mohsen Mahdawi, nato in un campo profughi palestinese in Cisgiordania e residente permanente da dieci anni, arrestato nell’aprile 2025 durante un colloquio di naturalizzazione nel Vermont, il cui procedimento di espulsione è stato riavviato dal BIA dopo un primo blocco da parte di un giudice dell’immigrazione. In entrambi i casi, il fondamento giuridico invocato dall’amministrazione non è la nazionalità, bensì una disposizione che consente l’espulsione di uno straniero ritenuto pregiudizievole per la politica estera degli Stati Uniti.
Fonti: Middle East Eye; The Intercept; NPR; Fox News; Gulf News (Dipartimento di Stato, agosto 2025).
2. Quattro precedenti storici
2.1 Il «Terrore Rosso» (Red Scare, 1919-1920)
Contrariamente a un’associazione talvolta fatta, i tedeschi non furono il bersaglio di questo episodio: l’isteria antitedesca appartiene a una sequenza distinta e precedente (1917-1918, durante la Prima guerra mondiale), senza un meccanismo di espulsione di massa paragonabile. I «Palmer Raids» del 1919-1920 — dal nome del ministro della Giustizia A. Mitchell Palmer — presero di mira soprattutto italiani e russi (spesso ebrei dell’Europa orientale) sospettati di anarchismo o bolscevismo.
Tra le 3000 e le 10 000 persone furono arrestate nelle retate condotte all’inizio di gennaio 1920 in una trentina di città. Il caso più emblematico resta quello del Buford[3], che salpò da New York il 21 dicembre 1919 con 249 persone a bordo, tra cui l’anarchica Emma Goldman, espulse verso la Russia sovietica. Il numero totale delle espulsioni effettive rimase tuttavia limitato — dell’ordine di poche centinaia a poco più di un migliaio — molto inferiore alla portata degli arresti, uno scarto spesso citato come precedente storico della sproporzione osservata oggi tra fermi ed espulsioni realmente eseguite.
Fonti storiche generali; ricerche consultate sui Palmer Raids e sul caso del Buford.
2.2 L’internamento dei giapponesi-usamericani (1942-1945)
Circa 120 000 persone di origine giapponese, quasi due terzi delle quali cittadini statunitensi, furono internate con la forza in virtù dell’Ordine Esecutivo 9066, firmato da Franklin D. Roosevelt il 19 febbraio 1942, senza incriminazione né procedura giudiziaria individualizzata. La differenza strutturale principale rispetto alla situazione attuale sta nel fatto che si trattava per lo più tanto di cittadini usamericani quanto di stranieri, e di un internamento di massa sul suolo nazionale piuttosto che di un dispositivo di espulsione verso un paese terzo.
2.3 La «Operation Wetback»[4] e i messicani (1954)
È l’episodio in cui lo scarto tra cifre ufficiali e stime storiche è meglio documentato. Lanciata il 17 giugno 1954 sotto l’amministrazione Eisenhower e supervisionata dal generale Joseph Swing, allora commissario dell’INS[5], l’operazione fu presentata all’epoca come responsabile dell’espulsione di 1,1 milioni di persone nel solo 1954, cifra a lungo ripetuta — anche di recente nel dibattito pubblico americano.
La storica Kelly Lytle Hernández (UCLA), in una ricerca approfondita pubblicata sulla Western Historical Quarterly, ha tuttavia dimostrato che il numero reale di espulsioni era verosimilmente più vicino a 300 000, poiché secondo lei la cifra ufficiale servì da propaganda per giustificare il costo dell’operazione e il suo metodo quasi militare. Su un decennio più ampio (dalla fine degli anni ‘40 al 1954, periodo definito «decennio del wetback»), il totale ufficiale cumulato di partenze ed espulsioni legate a questa politica raggiungerebbe circa 2,1 milioni secondo i rapporti annuali dell’INS — cifra che mescola espulsioni forzate e partenze «sotto minaccia» di procedimento, e che non va quindi letta come 2,1 milioni di espulsioni fisiche distinte.
Fonti: Kelly Lytle Hernández (Western Historical Quarterly, 2006); Britannica; History.com; FactCheck.org; Texas State Historical Association.
2.4 Arabi e musulmani dopo l’11 settembre (NSEERS, 2002-2003)
Il NSEERS[6], istituito a partire dall’11 settembre 2002, ha riguardato oltre 90 000 persone provenienti da paesi a maggioranza araba o musulmana, di cui migliaia furono detenute, interrogate o sottoposte a procedimento di espulsione per non aver rispettato le modalità di registrazione.
Su questo totale, oltre 13 000 persone furono sottoposte a procedimento di espulsione per il solo fatto di essersi conformate volontariamente all’obbligo di registrazione — un esempio spesso citato di politica migratoria che punisce la cooperazione stessa. Le comunità pakistana e bangladese furono tra le più colpite in proporzione: circa 1480 persone furono effettivamente espulse verso questi paesi, di cui 527 su sei voli noleggiati dall’ICE (già operativa dal 2003) verso il Pakistan tra giugno 2002 e ottobre 2003.
Fonti: Center for Constitutional Rights; American Immigration Council (Targets of Suspicion); NYCLU; Project on Middle East Political Science.
3. Sintesi comparativa
Tre elementi strutturali emergono dal confronto tra il periodo attuale e questi quattro precedenti:
● L’ampiezza di bilancio e logistica: l’ICE dispone oggi di mezzi senza precedenti storici — un avvicinamento possibile con l’ambizione manifestata dalla «Operation Wetback» piuttosto che con episodi più circoscritti come il NSEERS o i Palmer Raids.
● Lo scarto persistente tra il discorso ufficiale (colpire i «peggiori criminali») e la realtà statistica (maggioranza di persone senza precedenti penali) — un tratto comune a quasi tutti gli episodi citati, compresi «Wetback» e il NSEERS.
● Il ricorso a paesi terzi per l’esecuzione delle espulsioni (El Salvador, Sud Sudan, transito da Guantánamo) costituisce invece un’innovazione propria del periodo attuale, senza equivalente diretto nei precedenti storici citati — a eccezione parziale della deviazione del Buford verso la Finlandia anziché direttamente verso la Russia.
Un ultimo punto metodologico attraversa tanto i quattro precedenti quanto il periodo attuale: in ciascun caso, la cifra ufficiale comunicata al momento dei fatti è stata successivamente rivista al ribasso dalla ricerca storica o da organismi di monitoraggio indipendenti (TRAC per il periodo attuale, Kelly Lytle Hernández per il 1954) — una riserva metodologica che vale anche, per precauzione, per le cifre 2025-2026 raccolte in questo documento, ancora soggette a revisione.
Note
[1]ICE — Immigration and Customs Enforcement («Servizi per l’immigrazione e le dogane»): agenzia federale del DHS incaricata dal 2003 dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione all’interno del territorio (arresti, detenzione, espulsioni). Si divide principalmente in due direzioni operative: ERO (Enforcement and Removal Operations, incaricata degli arresti e delle espulsioni) e HSI (Homeland Security Investigations, il settore investigativo).
[2]BIA — Board of Immigration Appeals («Commissione d’appello per l’immigrazione»): organo amministrativo d’appello del Dipartimento di Giustizia che decide in ultima istanza sulle decisioni dei giudici dell’immigrazione, prima di un eventuale ricorso davanti a una corte federale.
[3]Il Buford, soprannominato «l’Arca sovietica» (Soviet Ark) dalla stampa dell’epoca, era un ex trasporto truppe dell’esercito statunitense noleggiato dal governo americano per espellere verso la Russia sovietica 249 persone considerate radicali stranieri, tra cui l’anarchica Emma Goldman. La nave lasciò New York il 21 dicembre 1919 diretta in Finlandia, da dove i deportati furono trasportati in treno fino in Russia.
[4]Wetback — letteralmente «schiena bagnata», termine spregiativo inglese usato in origine per i migranti messicani che attraversavano illegalmente il Rio Grande a nuoto per entrare negli USA. L’espressione, attestata già negli anni ‘20, si diffuse nell’amministrazione e nella stampa usamericane fino agli anni ‘50 — al punto da dare il nome alla stessa operazione federale («Operation Wetback», 1954), il che illustra il grado di normalizzazione di questo vocabolario razzista all’epoca. Il termine è oggi considerato un insulto etnico e viene usato solo storicamente, tra virgolette, per indicare il nome proprio dell’operazione — mai per qualificare delle persone. Equivakente spagnolo: espalda mojada/mojado.
[5]INS — Immigration and Naturalization Service («Servizio per l’immigrazione e la naturalizzazione»): agenzia federale, allora dipendente dal Dipartimento di Giustizia, incaricata dal 1933 al 2003 dell’insieme delle funzioni in materia di immigrazione (controllo delle frontiere, naturalizzazione, espulsioni). Fu sciolta nel marzo 2003 e le sue funzioni furono ripartite tra tre nuove agenzie del DHS creato dopo l’11 settembre: USCIS (naturalizzazione e permessi di soggiorno), CBP (controllo delle frontiere) e ICE (applicazione della legge all’interno del territorio, da cui oggi dipendono le espulsioni).
[6]NSEERS — National Security Entry-Exit Registration System («Sistema nazionale di registrazione degli ingressi e delle uscite per la sicurezza»), chiamato anche «Special Registration» (registrazione speciale). Programma creato nel 2002 dall’INS e successivamente amministrato dal DHS di nuova creazione, articolato in due componenti: un controllo rafforzato (impronte digitali, foto, interrogatorio) dei cittadini di determinati paesi all’arrivo sul territorio, e un obbligo di presentazione periodica («call-in registration») per gli uomini dai 16 ai 45 anni già presenti negli Stati Uniti con visto non immigrante e originari di 24-25 paesi, quasi tutti a maggioranza araba o musulmana (oltre alla Corea del Nord). La componente «call-in» fu sospesa nel 2003 e il programma formalmente chiuso nel 2011, ma la sua architettura giuridica resta disponibile per un’eventuale riattivazione.

